Il Forte Tenaglie

Da luogo di guerra a luogo di pace.

Costruito per fare danno, abbandonato per decenni. Dal 2011 lo stiamo restituendo alla città, giorno dopo giorno.

Costruito per il controllo. Usato per la guerra.

Il Forte Tenaglie fu costruito tra il 1820 e il 1832 dai Savoia. Non per difendere Genova dai nemici esterni, ma per tenerla sotto controllo. Un baluardo puntato sulla città, non sul mare.

Nel 1849, durante la rivolta dei genovesi contro il dominio sabaudo, i bersaglieri del generale Lamarmora spararono da qui sulla città.

Nel 1943, durante l'occupazione nazista, i militari tedeschi lo requisirono per installarvi l'artiglieria. Un altro esercito, un'altra guerra, la stessa logica: un luogo pensato per fare danno.

Poi il silenzio. Con la fine della guerra, il Forte perse ogni funzione militare. E fu abbandonato.

Storia del Forte Tenaglie
Il Forte nell'abbandono

Decenni di abbandono.

Il Forte non era solo dimenticato. Era distrutto. Mura divelte, strutture crollate, manufatti storici saccheggiati, vegetazione infestante che aveva inghiottito ogni traccia. Come tutto ciò che si smette di considerare utile, era stato lasciato a sé stesso.

Non era un luogo da aprire: era un luogo da ricostruire dalle fondamenta. Pietra dopo pietra.

Quando La Piuma lo ha ricevuto in concessione dal Comune di Genova nel 2011, c'era solo una convinzione: che nulla sia definitivamente perduto.

Dal 2011, ogni sabato.

Da allora, ogni sabato, gruppi di volontari salgono al Forte. Giornate di lavoro volontario, fatte di fatica concreta, pranzi condivisi, soddisfazione di vedere qualcosa tornare in piedi.

Tagliare la vegetazione, consolidare i muri, ripristinare i sentieri, piantare orti. In oltre dieci anni, centinaia di persone hanno dedicato il loro tempo a questo luogo e il Forte ha restituito qualcosa a ciascuna di loro.

Grazie al PNRR-PNC e al Comune di Genova stiamo restaurando le casermette del terrapieno e ripristinando l'accesso autonomo dall'esterno. Il Forte Tenaglie è stato il primo complesso della cinta muraria genovese restituito alla fruizione sociale.

Non siamo soli in questa scommessa: siamo in rete con le altre realtà associative che provano a fare lo stesso sugli altri Forti della cinta muraria genovese.

Il recupero del Forte

Rigenerare un luogo è rigenerare una comunità.

Non abbiamo recuperato il Forte per farne un monumento. Lo abbiamo fatto perché crediamo che i luoghi abbiano un effetto sulle persone che li abitano e che le persone abbiano la responsabilità dei luoghi che attraversano.

Un territorio abbandonato dice qualcosa a chi ci vive: che non vale la pena prendersi cura di ciò che è comune. Che lo spazio pubblico è di nessuno. Che chi è ai margini può restare ai margini.

Noi pensiamo il contrario. Rigenerare un forte bombardato è un atto politico: scegliere che quel luogo scartato merita attenzione. Che le persone scartate meritano accoglienza. Che entrambi possono tornare a fiorire.

La cura trasforma i luoghi. I luoghi trasformati trasformano le persone. Le persone trasformate trasformano la città.

Oggi al Forte.

Il Forte è un luogo vivo. Accoglie bambini della casa famiglia, volontari che vengono ogni sabato, scolaresche in percorsi di educazione socio-ambientale, persone in misura alternativa alla pena, gruppi che vengono per una giornata e restano per anni.

C'è l'apiario didattico BuBees. C'è il Progetto Millefiori — sostenuto dalla Compagnia di San Paolo — che lavora al ripristino della biodiversità: piantumazione di specie autoctone mediterranee, ricostruzione di muretti a secco, un ecosistema prativo che torna a vivere.

C'è una casa famiglia. Ci sono eventi, concerti, Porte Aperte. C'è la città che sale e si ri-conosce in un luogo che credeva perduto.

Aiutaci a tenere vivo il Forte.

Il recupero va avanti grazie al lavoro volontario e alle donazioni. Ogni contributo diventa un sabato di lavoro, un muro consolidato, un pezzo di storia restituita alla città.