Forte senza frontiere · cosa c'è dietro il nome?
Al Forte Tenaglie rimettere in piedi una pietra e incontrare una persona sono, letteralmente, lo stesso gesto. È così che un muro costruito per separare diventa un luogo senza frontiere. Un forte, in fondo, è un muro. Il muro più serio che esista: spesso, alto, fatto per decidere chi sta dentro e chi sta fuori. Una frontiera di pietra. Il Forte Tenaglie è nato proprio così. Costruito tra il 1820 e il 1832, non per difendere Genova ma per tenerla sotto controllo. Dai suoi spalti, nel 1849, si è sparato sulla città. Una macchina per separare. Poi, dalla fine della guerra, l'abbandono: sessant'anni di rovi e silenzio. Quando lo abbiamo incontrato era questo. Un muro enorme e muto, che nessuno attraversava più. Una magnifica folliaCi siamo messi a rimetterlo in piedi. Una magnifica follia, l'abbiamo sempre chiamata: recuperare un forte pietra dopo pietra, sabato dopo sabato, con le mani dei volontari e delle volontarie. Non per farne un museo. Per farne un luogo vivo. Un lavoro soloE qui succede ciò che dà il nome a tutto. Al Forte non ci sono due lavori separati - da una parte si aggiustano le mura, dall'altra ci si occupa delle persone- ma un unico lavoro. La stessa mano che rimette una pietra al suo posto accompagna una persona che un posto lo stava cercando. E chi restaura il muro, mentre lo fa, si restaura un po' anche lui. Curare un luogo e curare una persona, per noi, sono lo stesso gesto. Eecologia integrale, un tema che ci sta particolarmente a cuore e che basta salire una mattina qualunque per vederla e toccarla con mano. Dal 2014 al 2018 persone arrivate da Gambia, Ghana, Nigeria e Senegal salivano ogni settimana a lavorare sulle mura insieme ai nostri volontari. Rimettevano in sesto un muro nato per separare. E, facendolo, quel muro smetteva di separare loro. Un forte senza frontiere. Non è un modo di dire. È esattamente quello che stava diventando questo posto e che vogliamo realizzare qui, pietra dopo pietra. Le frontiere che non si vedonoPoi, nel 2018, un decreto ha tagliato i fondi. E la frontiera è tornata. Stavolta una frontiera invisibile, fatta di regole e di silenzi. Le frontiere più difficili da abbattere, abbiamo imparato, non sono quelle che si vedono. Cosa vuol dire, davvero, "senza frontiere"Ecco perché abbiamo ripreso in mano il progetto e gli abbiamo tenuto questo nome: Forte senza frontiere. Non significa un mondo senza confini, in astratto. Significa che tre persone in attesa di una risposta dallo Stato possano tornare a passare le loro giornate facendo qualcosa di vero, dentro una comunità che le chiama per nome. Significa tenere aperto un varco - piccolo, testardo - proprio mentre altrove se ne chiudono. Un luogo nato per la guerra che diventa luogo di pace. Un muro che, pietra dopo pietra, sta imparando a essere una porta. In un mondo in cui fa sempre più rumore un albero che cade, quassù proviamo a crescere una foresta. Non con le dichiarazioni. Con la calce, gli attrezzi e una pausa focaccia condivisa. Se vuoi capire cosa intendiamo, non c'è molto da spiegare. Contattaci e sali al Forte una mattina. Lo vedi da solo. Ci vediamo quassù. La Piuma Artigiani di Pace
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