La Foresta cresce
La ferita di cui ci prendiamo cura
Prima di dire cosa facciamo, dobbiamo dire perché esistiamo. La ragione ha un nome solo, e non è un bel nome.
Viviamo in un tempo che ha imparato a scartare. Scarta le persone che non rendono abbastanza, che non si adattano, che faticano a stare in piedi da sole. Scarta le bambine e i bambini senza una famiglia stabile. Scarta gli adulti che hanno sbagliato, o che semplicemente non ce l'hanno fatta. E scarta anche i luoghi che non servono più, le memorie che non conviene ricordare, la natura che rallenta i piani.
Genova non fa eccezione. In questa città bella e dura ci sono bambini cresciuti senza la certezza di una casa, persone che il sistema ha espulso e non sa come riaccogliere, un tessuto di comunità che qua e là si sfilaccia. E c'è il Forte Tenaglie, costruito per la guerra, poi usato per colpire la stessa città che avrebbe dovuto controllare, infine abbandonato ai margini per decenni. Nell'abbandono è stato divorato: mura divelte, strutture crollate, vegetazione infestante che aveva inghiottito ogni traccia di ciò che era stato. Non soltanto dimenticato, ma distrutto.
Se dovessimo riassumere in una parola sola la ferita che ci riguarda, useremmo questa: lo scarto. Lo scarto di chi, lo scarto di cosa, lo scarto di dove. È la stessa logica che espelle una persona e che lascia marcire un edificio, ed è la ragione per cui, per noi, occuparsi delle une e degli altri non è mai stato un doppio lavoro, ma un lavoro solo.
Non crediamo che questa ferita sia inevitabile. Crediamo, anzi, che ciò che è stato scartato possa tornare a fiorire: che una persona ai margini possa ritrovare radici, che un luogo abbandonato possa ridiventare casa, che una comunità frammentata possa reimparare a parlarsi. Non è un pensiero consolatorio. È quello che vediamo accadere, lentamente, quassù.
Ecco perché esistiamo. Non per aggiungere un servizio in più a una città che ne ha già molti, ma per tenere il punto su una convinzione semplice: nessuno, e niente, merita di essere scartato.
La Piuma
Artigiani di pace